SEO stefano con premi AI

Statistiche GEO 2026: cosa premiano davvero ChatGPT e AI Overviews

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La ricerca online sta cambiando e sempre più aziende iniziano a comprendere che oggi “Fare SEO” significa comparire nei motori di ricerca AI, in particolare ChatGPT, AI Overviews e Google AI Mode.

Ma cosa provano veramente questi motori di ricerca, oggi, nel 2026?

Per rispondere alla domanda, ho preso una delle raccolte più complete uscite quest’anno, oltre sessanta dati con le fonti, e ho tirato fuori quello che serve a un’azienda.

Niente giri di parole: cosa dice la ricerca su chi viene citato dalle AI, e cosa no.

Un attimo di contesto, se l’argomento ti è nuovo nuovo.

Quando cerchi su ChatGPT, Perplexity o dentro Google con le AI Overviews (i riassunti generati dall’AI in cima ai risultati), ricevi una risposta già scritta, che cita alcune fonti con i relativi link.

Farsi scegliere come una di quelle fonti è il lavoro che si chiama GEO, Generative Engine Optimization.

In realtà parliamo sempre di SEO, ma adesso non è questo il punto, il punto è che è cambiata la posta in gioco: ora i motori di ricerca sono basati su AI e spesso la ricerca si basa sulle risposte, senza neanche andare avanti, pertanto:

  1. diventa fondamentale essere citati dalle AI
  2. Bisogna tener presente che le AI non seguono gli stessi parametri per l’indicizzazione e il posizionamento

Se vuoi partire dalle basi, ho spiegato altrove le differenze tra SEO, AEO e GEO.

Leggi anche “Come ti cercano i clienti su ChatGPT e le altre AI“.

Il traffico organico sta cambiando strada

Il primo dato inquadra tutto il resto: sempre più ricerche si chiudono dentro Google, senza un clic verso un sito.

Ecco i numeri che contano.

Cosa sta succedendoDatoFonte
Ricerche Google senza clicdal 56% al 69% in un annoSimilarweb, lug 2025
Clic sul primo risultato quando c’è l’AI Overview−34,5%Ahrefs, 2025
Rimandi da ChatGPT verso i siti di newscresciuti di 25 volte in un annoSimilarweb, lug 2025
Previsione Gartner sul volume di ricerca entro il 2026−25% (non avverata)Gartner, 2024

Due letture, per non farsi ingannare.

La previsione di Gartner era troppo drastica: quel crollo del 25% non si è visto, Google tiene ancora oltre il 90% del mercato.

Ma la direzione era giusta. E non è la fine del traffico, è una redistribuzione: quel traffico va a chi le AI citano.

Gli altri restano a guardare.

Cosa funziona per farsi citare: le prove

Prima di leggere questa scheda devi tener presente che questo studio si basa sulla tecnologia del 2023, ma ho voluto condividere perché, dalle mie ricerche, risulta essere l’unico studio accademico serio sul tema, firmato Princeton, Georgia Tech e altri, presentato alla conferenza KDD 2024.

In questo studio hanno testato nove modi di modificare un contenuto, misurando quanto cambia la visibilità nelle risposte AI. Ecco cosa funziona e cosa no.

Intervento sul contenutoEffetto sulla visibilità nelle risposte AI
Citare fonti affidabiliIl più forte: fino a più che raddoppiare per una pagina in posizione debole
Aggiungere virgolettati autorevoliTra i tre interventi migliori
Inserire statisticheTra i tre interventi migliori
Aggiungere solo più paroleNessun effetto
Fonte: GEO: Generative Engine Optimization (Aggarwal et al.), ACM KDD 2024.

Insieme, le tre leve migliori portano la visibilità fino al +40%.

Il dato che mi ha colpito di più è l’ultima riga: aggiungere solo più parole non serve a niente.

Non conta la lunghezza, conta la densità di dati e la credibilità delle fonti.

Un testo lungo, ma ridondante e senza basi solide, resta invisibile.

Due dettagli pratici si aggiungono da altre analisi:

  • Le AI pescano molto dall’inizio. Il 44% delle citazioni arriva dal primo terzo del testo (SparkToro, gennaio 2026): la risposta netta va messa in alto, non dopo lunghi preamboli.
  • Premiano la freschezza. I contenuti aggiornati negli ultimi 30 giorni vengono citati circa 3 volte di più (ConvertMate, 2026): un articolo scritto e abbandonato invecchia in fretta.

Conta più la reputazione che i link

Questo è il dato che ribalta un’abitudine di vent’anni di SEO. Uno studio Ahrefs su 75.000 brand ha confrontato quanto pesano i vari segnali nel farti comparire nelle risposte AI.

SegnaleQuanto è legato alla visibilità AI
Menzioni del brand sul web0,664
Backlink0,218
Fonte: Ahrefs, studio su 75.000 brand, agosto 2025. Valori di correlazione (Spearman), non prova di causa-effetto.

Importante: i numeri sono correlazioni, non prova di causa-effetto, ma la distanza parla chiaro: le menzioni pesano circa tre volte più dei link.

Il motivo è semplice, se ci pensi.

Le AI imparano leggendo testo, non contando link.

Se testate, forum, recensioni e articoli parlano di te, il modello impara che sei un soggetto reale e credibile, degno di essere citato.

Che ci sia un link o meno.

Lo conferma un secondo numero: l’84% delle citazioni AI viene da earned media, cioè da spazi guadagnati sul campo (articoli, recensioni, rassegne), non da contenuti a pagamento o dal tuo stesso sito (Muck Rack, maggio 2026).

Tradotto per un’azienda: farti nominare da altri conta più che riempire il tuo blog.

Il traffico dalle AI è poco, ma converte

Ultimo blocco, e forse il più interessante per chi guarda i conti. Il traffico che arriva dalle AI è ancora una fetta piccola, ma di qualità diversa.

In un’analisi su un cliente reale, ecco come convertivano le varie provenienze.

Da dove arriva il visitatoreTasso di conversione
ChatGPT15,9%
Perplexity10,5%
Ricerca organica Google1,76%
Fonte: Seer Interactive, giugno 2025. Analisi su un singolo cliente, non media di mercato.

Un secondo numero va nella stessa direzione: sul proprio sito, Ahrefs ha misurato che lo 0,5% dei visitatori arrivati dall’AI ha generato il 12,1% delle iscrizioni.

Sono casi singoli, non medie universali, ma la direzione è netta e si ripete.

Attenzione a leggerli bene: non significano “più conversioni in totale”, significano che ogni singolo visitatore vale molto di più.

Chi arriva da una risposta AI ha già fatto la sua ricerca e ti ha scelto.

E c’è un dato che chiude una preoccupazione ricorrente: essere citati in un’AI Overview aumenta del 35% i clic sul tuo risultato organico lì accanto (Seer Interactive, 2025).

La GEO non toglie spazio alla SEO. Si sommano.

Cambia il metro, non il mestiere

Se metto in fila tutti questi numeri, vedo una cosa sola. Le AI premiano esattamente quello che un buon lavoro editoriale fa da sempre: dati con una fonte, testi credibili, contenuti tenuti vivi, e il fatto che siano gli altri a parlare di te.

Non c’è un trucco nuovo da imparare. C’è un metro nuovo con cui vieni misurato, anche se, per dirla tutto, questo è il metro che utilizzo da anni.

Il gioco è cambiato lì, non nel mestiere.

Prima misuravi il traffico e la posizione.

Ora conta anche quanto sei una voce riconoscibile, citabile, presente.

Il 92% dei professionisti dice di voler lavorare sulla ricerca AI, ma solo il 40% l’ha davvero iniziato (ConvertMate, 2026).

Non lo scrivo per metterti fretta, la fretta non è mai stata il mio stile.

Lo scrivo perché la citabilità, come l’autorevolezza di un sito, si costruisce nel tempo: chi comincia prima parte con un piccolo margine.

Il passo che ti suggerisco non è tecnico.

È guardare i tuoi contenuti più importanti con occhi diversi e farti una domanda semplice: se un’AI leggesse questa pagina, ci troverebbe qualcosa da citare?

Un dato con la sua fonte, un punto di vista chiaro, una risposta netta? Oppure solo parole che riempiono?

Se vuoi ragionarci su un caso concreto, il tuo, ne parliamo volentieri.

Fonti:

  • Il traffico organico è diminuito?
  • Il ranking del tuo sito peggiora?
  • Vuoi comparire su ChatGPT?
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